Franco Buffoni tra eredità e consapevolezza

Franco-BuffoniUn libro dedicato ai genitori che non ci sono più. Al padre, morto sessantenne nel 1980, e alla madre, scomparsa invece nel 2010 quasi novantenne. Una scelta consapevole quella di Franco Buffoni che, dopo aver inserito in precedenti raccolte qualche poesia avente come soggetto il padre e la madre, decide ora di “ricongiungerli nella memoria”, dedicando loro un libro unitario che non solo testimoni il suo riuscire finalemnte a “ripensarli insieme”, ma che diventi una vera e propria testimonianza della “fase attuale della sua poetica”. Analizzando infatti il rapporto filiale con entrambe le figure, amate, contestate, rispettate,  Buffoni riesce a consegnare ai lettori una riflessione più generale e profonda sui rapporti generazionali, su cosa significa davvero “genitorialità” e su come, spesso, occorre imparare a  “sopprimere” certi legami per liberarsene in senso positivo, continuando così a vivere. Il riconoscere in se stesso comportamenti e modi di fare dell’uno o dell’altra, il sorprendersi a pensare o a dire cose che la mente ha captato e registrato nell’infanzia e nel corso della prima giovinezza o dell’età adulta, non esclude del resto la scoperta di quelle necessarie o innegabili “diversità” che rendono unica la propria personalità. L’io, forgiato su educazione e ricordi, ma anche reso originale dal personale sentire, si riscopre soggetto unico e irripetibile, consapevole e votato al cambiamento per salvezza. Ereditarietà e consapevolezza. Le generazioni variano e si evolvono, ricadono e si voltano indietro in un ritmo incessante ma spesso impercettibile se non analizzato con giusto distacco e saggezza. La poesia allora si va facendo “altra” dal ricordo stesso, si va facendo “universale” perchè smarca i limiti reali o presunti, attinge a più sorgenti, mescola, s’attarda, si agita, si tranquillizza e sovrasta. “Avrei fatto la fine di Turing”, edito da Donzelli, insomma, non va letto come  un libro sulla memoria dell’infanzia o sui ricordi che riaffiorano, anche se ci va molto vicino e non se ne dispiace nè intende rinnegarlo. E’ invece o piuttosto un affresco, uno spaccato della vita e dei rapporti generazionali di un ampio spicchio di tempo a cavallo tra i due secoli, parentesi in cui sono vissuti o vivono i protagonisti delle liriche. Protagonisti che non sono soltanto i genitori, il figlio e quanti vissero in stretto contatto con la casa e i luoghi descritti, ma l’intera collettività che respirò quei giorni, quei mutamenti, quelle catastrofi (come ad esempio la guerra o la perenne persecuzione e ghettizazione dei “diverso”), le ingiustizie, le negazioni e le acquisizioni dei diritti. Quali risposte, allora, vennero date alle problematiche più emblematiche o ai comportamenti più comuni del Novecento? Come agirono i nostri predecessori alle “tradizioni e alle scoperte, alle novità e al modo di pensare” di quei tempi? E cosa resta oggi di tutto ciò? Come viene il tutto amalgamato o superato dal sentire comune e dei singoli di questi giorni complessi e ancora così drammaticamente in ricerca? I versi di Buffoni danno l’appiglio per ricordare, lo sprone per verificare, il giusto incentivo per riflettere. Poi, al lettore, la libertà di interpretare, di annuire o dissentire.O semplicemente di immergersi in una raccolta di versi intensa, interessante, emozionante e a tratti commovente.

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